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Copyright Maria Grazia Brusegan


BORGHI, CASTELLI e CASTELLIERI un patrimonio da scoprire.

Sequals, Solimbergo, Tistilliri, Meduno…
capisaldi, frontiere, avamposti? vicende così antiche che quasi se ne è persa memoria e le tracce sono come evaporate ma… a guardare bene qualche segno c'è. In alcuni casi assomiglia ad un argine, in altri ad un fosso, raramente emerge una torre, un muro, un coccio.
La storia lascia segni, anche se labili, il difficile è riconoscerli e interpretarli. Ma quando ci sono solo tracce e mancano le testimonianze ecco che allora si fanno largo le ipotesi, si congettura per analogie e si mettono in discussione gli studi di altri quando sembrano "poco convincenti".
E' capitato durante un'uscita alla scoperta di luoghi "minori" del Friuli, in compagnia di una di quelle persone che non si accontentano di leggere e assimilare ma che vogliono capire e rendersi conto e che ti inducono a riflettere a tua volta.
La visita è iniziata a Sequals, il paese dove è nato Primo Carnera "il gigante buono" che nel 1933 vinse il mondiale dei pesi massimi.
Subito al lato della piazza le colline, ma gran parte dell'abitato è perfettamente pianeggiante, ha l'aspetto di un piccolo borgo, semplice e tranquillo. Alcuni dettagli però ci dicono che il paese ha qualcosa di speciale. Le case, i monumenti, perfino le tabelle stradali sono decorati a mosaico. Infatti, generazioni di mosaicisti, terrazzai e decoratori di Sequals hanno lavorato in gran parte dell'Europa: Pietroburgo, Parigi, Vienna, Budapest.
La chiesa invece è in cima ad una scalinata, a fianco il campanile che dovrebbe essere, secondo la teoria di un famoso studioso un'antica torre della cortina medievale successivamente rivestita e trasformata appunto in campanile. Ma subito sorge un dubbio, che senso avrebbe avuto una cinta muraria così a ridosso della montagna? Troppo vulnerabile e poco difendibile. Stando alla nostra guida invece, le fortificazioni potrebbero risalire a tempi decisamente più antichi da quelli medievali e avere come centro la cima della collina, difesa da una serie di fossati semicircolari.
E' su queste congetture che inizia il giro in cerca di castelli e castellieri sparsi e nascosti nella zona pedemontana poco a nord est di Maniago.
Continuiamo sulla collina, camminando a mezza costa in un bosco misto di latifoglie e la zona ci sembra sufficientemente selvaggia che imbattendoci in alcuni escrementi rinsecchiti ci viene subito da pensare all'orso, ma poco dopo ci diranno essere, molto più banalmente, di mucca. Infatti il bosco finisce e inizia una prateria spelacchiata che sale fino alla cima di un monticello dal quale però si gode un vasto e contrastato panorama. Da una parte una pianura verde e coltivata, con belle siepi spontanee e piccoli abitati. Dall'altra, una enorme distesa bianca. Sono le ghiaie del torrente Meduna che una volta uscito dalla strettoia della Val Tramontina sparpaglia per la pianura tutti i detriti che trascina con se nel suo percorso. E ne deve aver demoliti di monti per aver riempito una simile distesa, che non si limita certamente a quello che vediamo ma che si estende per una quindicina di chilometri e, più a valle, dove si unisce alle ghiaie del torrente Cellina, si allarga fino a una decina. Prima di scendere in quel deserto sassoso, attraversiamo un boschetto di alte betulle e di giganteschi castagni.
I grandi alberi, il sottobosco libero e aperto, il silenzio autunnale e la solitudine del luogo attivano suggestive immagini di cavalieri, di dame e incanti fiabeschi.
Dopo un po' arriviamo al Castello di Solimbergo, XII secolo. In un atto del 1196 il signore Almerico di Castelnuovo e la moglie Vigland si impegnavano a completarlo. Isolato ma strategico, ben visibile e da dove ben si vedeva. Piccolo ma sufficiente. Una cortina di mura, una torre quadrata al centro, la residenza signorile. Adatto per la difesa e per la gestione del potere. La torre, piuttosto piccola, alta circa 12 metri, serviva per l'osservazione e la segnalazione o come estremo rifugio in caso di attacco, a questo scopo la porta d'accesso era molto alta e raggiungibile con una scala retraibile. Del piccolo castello non rimane molto, ma quel poco è stato restaurato ed è visitabile grazie alla campagna di scavi iniziata nel 1997 che lo ha liberato dalla vegetazione e ne ha reso leggibile la struttura.
Il percorso sul greto ci distoglie drasticamente dalle magiche atmosfere del bosco.
Nonostante la giornata sia alquanto grigia il biancore dei sassi calcarei è abbagliante. Chi c'è stato d'estate dice che nulla ha da invidiare ai più famosi deserti africani.
La lunga vita del fiume si nota vistosamente, ora è totalmente asciutto ma ne deve essere passata di acqua da queste parti, l'argine è posto su quattro ordini di terrazzo che indicano momenti particolari, grandi alluvioni, in cui il deposito è stato più abbondante. Gli argini più alti sono ormai consolidati, coperti da erbe rade e stentate e da salici che hanno le dimensioni dei bonsai. Queste aree, note come "magredi", offrono miseri pascoli ma in primavera si coprono di spettacolari fioriture.
Appesantiti di sassi e di radici raccolti strada facendo, arranchiamo faticosamente tra le molli ghiaie in ordine sparso verso Sach di Sotto dove è in corso uno scavo su un insediamento risalente a 4000 anni fa. Anche qui siamo in posizione alta e dominante con funzione difensiva. Quello che appare, senza le spiegazioni dell'esperto, è un argine di terra che contorna un campo arato.
Tra le zolle del campo frammenti di terracotta e selci scheggiate. Sono stati proprio questi piccoli reperti a solleticare l'interesse degli archeologi. La scoperta è recente, 1997, e nel 1999 inizia lo studio con ricerche di superficie e sondaggi stratigrafici.
Siamo ormai a pomeriggio inoltrato e ci manca l'ultima tappa, il castello medievale di Meduno, ma dobbiamo sbrigarci la luce si sta spegnendo. Rientriamo nel bosco, scuro e umido, fitto. Superiamo una aggera, rialzo erboso, che racchiude un'area piana senza alberi, qui doveva esserci il villaggio. Ancora bosco, un avvallamento difensivo, un paio di gradoni artificiali e siamo in cima al colle. Qui, a differenza di Solimbergo, tutto è ancora nascosto e inglobato nella vegetazione, ogni tanto sbuca dall'erba una piccola porzione di muro. Verso ovest, ben nascosta dagli alberi la base della torre, imbracata in una rete metallica per evitare che le grandi pietre cadano sulle case sottostanti.
In attesa che si avviino le previste opere di pulizia e di recupero di ciò che rimane del castello, il racconto della nostra guida è fondamentale per capire l'importanza del luogo. La presenza vitale dell'acqua e la protezione naturale della montagna rendeva questo colle altamente strategico per controllare e difendere la strada che risaliva la Val Meduna tanto che il Vescovo di Concordia nel 1136 fece edificare il castello e lo assegnò a un signorotto locale che lo amministrava con "dovere di abitanza".
Per finire, una veloce visita alla trecentesca chiesetta di San Martino dove per la ricorrenza dell'omonimo santo stanno facendo una piccola festa e così finiamo la giornata con castagne e vin brullè ma anche con una riflessione che è al tempo stesso una domanda: abbiamo camminato un giorno intero per conoscere nuove zone, fuori dalle rotte di sviluppo e di interesse turistico, scoprendo un insospettato patrimonio storico e archeologico. Perché non recuperarlo e valorizzarlo ? facendo riacquistare a queste zone un po' dell'antico valore, coniugando storia ed economia a favore delle comunità locali.

Note
Percorso stradale: autostrada A4 fino a Portogruaro deviazione per Pordenone, uscita Cimpello proseguire fino a Sequals. Totale circa 140 km.
L'escursione dura una giornata intera, dislivello minimo di circa 200 metri.
Attrezzatura: scarponcini, ombrello (la zona è molto piovosa), viveri ma c'è la possibilità di ristoro nelle località attraversate.